Il mio intervento al comizio a Porta Pia del XX settembre

Care compagne, cari compagni, cari amici,
vorrei che una breccia di Porta Pia non violenta potesse essere aperta oggi nel Parlamento italiano che si appresta a varare una normativa clericale sulla procreazione medicalmente assistita. Questa legge vieterà la clonazione terapeutica e gli studi sugli embrioni soprannumerari.

Vorrei che la ricerca scientifica fosse libera, che la scienza non continuasse oggi come ieri ad essere demonizzata, che gli scienziati venissero lasciati svolgere il loro faticoso ed appassionato lavoro di ricerca di laboratorio, senza essere trattati ancora come degli stregoni, dei manipolatori irresponsabili della vita umana.

Vorrei che gli scienziati laici partecipassero attivamente al dibattito sui temi di bioetica, attraverso i giornali e le televisioni. Che dessero il loro contributo alla divulgazione della informazione scientifica. Che uscissero, quando è necessario, dai laboratori, e prendessero posizioni scientifiche, non certo politiche, rispetto agli oscurantismi vaticani.

Vorrei che la libertà di cura non fosse solo una vuota enunciazione, ma che si traducesse, nei modi e nei tempi della scienza, e non in quelli delle convinzioni religiose, in nuove terapie, liberamente accessibili in ogni parte del mondo.

Vorrei che si riconoscesse al mercato e alla globalizzazione la capacità di rendere liberi le donne e gli uomini del nostro pianeta. Liberi di vivere in paesi democratici, liberi di professare il loro credo, liberi di amare, senza per questo essere lapidati con pietre e parole. Liberi di concorrere, una volta garantita l’eguaglianza delle condizioni di partenza, alla crescita economica, al progresso umano, culturale e scientifico.

Vorrei che fosse inequivocabile che l’alternativa al mercato è l’economia pianificata, che l’alternativa alla democrazia è il comunismo e il fascismo, che l’alternativa allo Stato di diritto è il massacro di donne e uomini, delle loro coscienze, delle loro libertà, del loro credo.

Vorrei che la breccia di Porta Pia non si richiudesse sulle biotecnologie rosse e verdi. Che la dignità di persona non venisse riconosciuta a ciò che si può vedere solo al microscopio, e non a chi, dall’osservazione al microscopio di ciò che non è persona, potrà trarre cura, speranza di guarigione, vita.

Vorrei che i credenti guardassero alle persone malate e disabili come guardano al Santo Padre. Cioè, come a donne e a uomini, capaci di intendere e di volere. Che non nascondessero la malattia e la disabilità di Giovanni Paolo Secondo. Vorrei che i laici guardassero alle persone disabili e malate come guardano a Stiven Occhin, cioè come a persone capaci di volere e intendere, di credere in altro che nel potere, nell’oro, nell’argento. Che non temessero e condannassero, come del resto i credenti, la malattia e la disabilità.

Vorrei che i principi, che sono alla base delle coscienze individuali, fossero posti tutti sullo stesso piano. Che le diverse ricerche delle verità non venissero ordinate gerarchicamente. Che uno Stato laico tenesse nettamente separata la sfera politica da quella delle convinzioni religiose. Che Rocco Buttiglione la smettesse di ricordarci pubblicamente la sua amicizia con il Papa, e Rosi Bindi di fare l’apologia della Verginità. Non sono operazioni elettoralmente convenienti.

Vorrei che Francesco D’Agostino decidesse se essere Presidente del Comitato nazionale per la bioetica, oppure membro della Pontificia Accademia pro Vita. Che Sua Eminenza Monsignor Elio Sgreccia scegliesse fra l’essere vice presidente della Pontificia Accademia per la Vita, o membro del Comitato nazionale per la bioetica. Che, sempre Francesco D’Agostino, presidente dei giuristi cattolici italiani, non si definisse più al di sopra delle parti, ma riconoscesse onestamente di essere il presidente di un Comitato vaticano di bioetica. 50 sono infatti i membri crociati del Comitato, e 6 i laici.

Vorrei che il Ministro della salute, Girolamo Sirchia, se è uno scienziato serio ed intellettualmente onesto, che applica il metodo galileiano, riconoscesse, una volta per tutte, che la limitazione delle ricerche alle sole cellule staminali adulte non è motivata da ragioni scientifiche, ma da convenienze, non certo convinzioni, religiose. Girolamo Sirchia si è invece purtroppo calato nel ruolo di Ministro vaticano della salute. E ci vorrebbe convincere che, nonostante i divieti imposti sulle cellule embrionali, la ricerca scientifica è libera nel nostro Paese.

Vorrei che le cellule staminali mesenchimali, cellule adulte, che sono state inoculate nel mio midollo spinale, si trasformassero in motoneuroni. Avrei voluto che la ricerca sulle cellule embrionali non fosse stata ritardata, ostacolata, demonizzata, da chi si erge a difensore della vita. Avrei voluto poter scegliere la terapia migliore, la più sicura, la più efficace. I nuovi roghi della Chiesa cattolica sono molto più silenziosi, ma non per questo fanno meno vittime. Tutt’altro. Dalla condanna della contraccezione agli anatemi scagliati contro gli scienziati, che fanno esperimenti sulle cellule staminali embrionali, il Vaticano è oggi come ieri un ostacolo formidabile al progresso umano e alla difesa delle vite concrete.

20 settembre 2002 – Luca Coscioni

Puoi vedere il video della manifestazione e del mio intervento cliccando qui

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