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Annuncio la costituzione dell’Associazione Coscioni durante la presentazione del mio libro

Buon giorno.
Questa mattina desidero ringraziare, innanzitutto Maria Antonietta, la mia compagna di tante battaglie, che sta correndo con me, ormai da 8 anni, la maratona più lunga, molto più lunga dei classici, e molto meno faticosi, 42 chilometri e 195 metri; poi, Emma Bonino e Marco Pannella, che mi hanno messo nelle condizioni di poter ricominciare a correre; le mie compagne e compagni radicali; Marcello Baraghini, editore di stampa alternativa; Diego Galli e Matteo Marchesini, che hanno raccolto e ordinato i miei scritti più significativi nel libro, Il maratoneta, storia di una battaglia di libertà. Infine, ma non certo da ultimi, quanti sono presenti in questa sala e hanno aderito al Comitato promotore dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Marco aveva proposto a Maria Antonietta un’altra associazione, l’associazione vittime di Luca Coscioni. Io però, come si dice, ho votato contro questo emendamento.

Quest’associazione può far sue tre battaglie: la battaglia per la libertà di ricerca scientifica, la battaglia per i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili, la battaglia dei 5000 italiani con sclerosi laterale amiotrofica. L’associazione non ha evidentemente velleità d’intervento locali. Il suo territorio è in effetti internet e lo strumento d’azione è la libera circolazione dell’informazione normativa e scientifica. L’offerta telematica di un notiziario mensile dello stato della ricerca e delle principali sperimentazioni mondiali per la sclerosi laterale amiotrofica è un atto dovuto. Io non sarei infatti qui oggi, se questa malattia non mi avesse colpito. È un atto dovuto, ma anche voluto, dal momento che poter essere informati su quello che i ricercatori stanno facendo, in Italia e nel mondo, per debellare tale patologia è un diritto fondamentale, che purtroppo non è assicurato nel nostro Paese. L’aspetto centrale dell’associazione è però quello della libertà di ricerca scientifica. È per questo che la stesura di un Manifesto per la libertà di scienza appare un compito prioritario dell’associazione.

Un embrione di manifesto è contenuto in un altro manifesto, dal titolo, Embrioni e Ricerca, presentato da 16 scienziati italiani a smentita della scientificità dell’equiparazione embrione-individuo. Perché questo embrione di manifesto non resti congelato e soprannumerario, l’associazione si farà carico di pungolare gli scienziati che hanno già aderito al Comitato promotore dell’Associazione, e quanti lo faranno nei prossimi giorni, affinché collaborino alla redazione del manifesto in questione. Può sembrare poco, o forse inutile, ma credo che invece non lo sia. Gli scienziati laici, per non parlare di quelli che, oltre ad essere laici, sono anche sinceramente liberali, costituiscono decisamente una minoranza, non organizzata, come invece molto bene organizzata, lo è la portaerei degli scienziati cattolici, o, per essere più esatti, di tutti quegli scienziati, che antepongono principi religiosi, al metodo galileiano. Quindi, non penso proprio che chiediamo troppo alla minoranza laica dei ricercatori, di sottoscrivere un manifesto per la libertà di ricerca e di cura. Sì, perché se la ricerca non è libera, è del tutto chiaro che non lo è, in prospettiva, nemmeno la cura, cioè la possibilità di accesso alle nuove terapie, magari sperimentali.

A questo primo manifesto, dovrebbe essere poi associato un secondo manifesto: quello per la difesa delle libertà individuali delle persone malate e disabili. Solo con l’accessibilità, da un lato, alle informazioni sulle biotecnologie rosse e verdi, in particolare sui possibili usi delle cellule staminali embrionali; dall’altro lato, sulle norme di legge che dovrebbero mettere persone malate e disabili nelle condizioni di vivere una vita dignitosa; questi due manifesti non resteranno lettera morta, ma diventeranno materia vivente. Lavorando a questo mio intervento, mi sono chiesto, più volte, se ci fosse realmente la necessità di una associazione di questo tipo. Sì, mi sono detto, se gli obiettivi che si pone sono alla nostra portata. Passiamo quindi ad un progetto concreto che potremmo realizzare. Senza portatile, tastiera virtuale, sintetizzatore vocale, non potrei né scrivere né parlare. Solo nell’Unione Europea, ci sono 40000 persone con sclerosi laterale amiotrofica. E centinaia di migliaia di altre persone, che per motivi diversi, non possono comunicare.

Perché, come Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, non conduciamo una campagna dal titolo, libertà di parola, libertà di vita, finalizzata a far costruire, da parte dell’Unione Europea, e rendere di pubblico dominio, un pacchetto di programmi integrato scaricabile gratuitamente da internet? Comunicare è vita. È vivere. Secondo alcuni, troppi, i programmi di cosiddetto accesso facilitato possono migliorare la qualità della vita delle persone disabili. Io la metterei in modo decisamente diverso. La vita di alcune persone, ad esempio, quella di Camillo Colapinto, Franco Cuccaro, la mia, è vita, perché possiamo, seppur con tecniche diverse, scrivere, parlare, essere parola. Che si tengano discorsi, oppure si dica, ti voglio bene, a chi amiamo, questo significa vivere, e non migliorare la qualità della vita. Mi rendo benissimo conto che, in un Paese come l’Italia, profondamente illiberale ed illegale, riconoscere la dignità di persone, a donne e uomini, come Camillo, Franco e me, è impresa ardua. Figuriamoci cosa succede, se ci spostiamo sul campo dei diritti. Comunque sia, la nostra associazione può provare a far tornare a parlare i muti, coinvolgendo, trascinando, l’Unione europea su questo terreno. Non è molto, lo so, ma per molti, è tutto. Grazie per l’attenzione.

20 settembre 2002 – Luca Coscioni

Eventuali errori presenti nel documento sono dovuti ad un adattamento del testo per il sintetizzatore vocale utilizzato da Luca

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