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“Noi cancellati dal confronto politico”: lettera ad Umberto Veronesi

Caro Ministro, caro professor Umberto Veronesi, la ringrazio per avermi ricevuto. Il mio nome lo conosce, sa anche che non posso parlare a causa della sclerosi laterale amiotrofica. Sono però molte le cose di cui lei, come del resto la maggior parte degli italiani, non è a conoscenza. Cose di politica, di politica radicale. Cose che riguardano direttamente milioni di nostri concittadini. Cose inerenti la vita, la morte, la possibilità di cura di milioni di italiani. Cose quali le proposte, radicali, di legge di iniziativa popolare sulla clonazione terapeutica, sull’eutanasia, sull’assistenza personale autogestita per le persone con gravi disabilità. Cose delle quali, in questa lunga, squallida campagna elettorale, stanno discutendo soltanto i radicali, noi radicali del 2,2 per cento delle ultime elezioni regionali. Non ne è, non ne sono a conoscenza, per l’azzeramento che noi radicali stiamo subendo da troppi mesi ormai, per ciò che concerne le nostre presenze televisive e sulla carta stampata. È un azzeramento sistematico, che abbiamo puntualmente documentato e sottoposto all’attenzione anche del Presidente della Repubblica, quale garante supremo della Costituzione, senza che lo stesso abbia fatto una sola delle cose che sono in sua facoltà per il ripristino della legalità e della democrazia.

Caro Ministro, caro professore, la libertà della ricerca scientifica, nel nostro Paese, non è in pericolo, è piuttosto compromessa. Cercherò, brevemente, di dimostrarle il perché. Per farlo, mi limiterò ad analizzare, con lei, un passaggio della sintesi del Rapporto Dulbecco sulle cellule staminali, il passaggio che recita: La novità del Rapporto Dulbecco, che supera brillantemente le questioni etiche sollevate dal Rapporto Donaldson, consiste nell’utilizzo della tecnica di trasferimento nucleare al fine di ottenere, escludendo la formazione dell’embrione, cellule staminali da differenziare, fin dall’inizio, verso le linee cellulari e tissutali desiderate. È questa la proposta davvero innovativa che esce dalla Commissione e quella che si può definire fin d’ora Progetto Dulbecco per le cellule staminali. Ora, lei mi insegna, in qualità di uomo di Scienza, che un problema di natura scientifica può considerarsi risolto quando si è riusciti a trovare una strada che conduca al risultato prefisso. Oppure, in presenza di strade alternative, si decida di percorrere la strada migliore, tra quelle praticabili. Quando si dice quindi che la tecnica del trasferimento nucleare supera brillantemente le questioni etiche sollevate dal Rapporto Donaldson, appare chiaramente che una delle principali preoccupazioni della Commissione sulle cellule staminali, se non la sola, sia stata quella di individuare il percorso che non ponesse questioni etiche, prima ancora che ci si domandasse se tale strada fosse scientificamente la migliore. In effetti, la lettura del rapporto mostra con grande evidenza come, anche da un punto di vista lessicale, si sia cercato di rassicurare la Chiesa cattolica dell’eticità, cattolica, alla quale si ispira, di fatto, il documento. Se così non fosse, si sarebbe discusso, più apertamente di quanto non sia accaduto, anche della produzione di nuovi embrioni per finalità terapeutiche. Sulla possibilità poi di utilizzare, sempre per finalità terapeutiche, gli embrioni soprannumerari, si è assistito ad un vero e proprio paradosso della disinformazione che ha travolto tutto e tutti: i cittadini italiani, lei Signor Ministro, noi radicali e la nostra proposta di legge di iniziativa popolare. Il paradosso è consistito nel fatto che, mentre la Commissione sulle cellule staminali, presieduta dal professor Renato Dulbecco, diceva sì, a maggioranza, all’utilizzazione degli embrioni soprannumerari, la Sotto Commissione vaticana, presieduta dal cardinal Ersilio Tonini, tuonava: basta parlare di embrioni crioconservati, il futuro è nella via italiana alla clonazione. Solo su una cosa, e solamente in parte, il cardinal Tonini aveva ragione: il fatto che la via italiana è il futuro, e non il presente, della clonazione terapeutica. Un futuro, per altro, condizionato alla verifica empi- rica di un modello, quello del trasferimento nucleare, che è solo sulla carta. Insomma, i cittadini inglesi e statunitensi, colpiti dalle patologie curabili con la clonazione terapeutica, vivono nel presente la speranza di essere curati e guariti, i cittadini italiani proiettano nel futuro la disperazione del presente. Le riporto un esempio per tutti: la sperimentazione, sull’uomo, delle cellule staminali nella cura della sclerosi laterale amiotrofica, che partirà entro due anni negli Stati Uniti. Comunque, tanto tuonò la Sotto Commissione vaticana che alla fine piovve sul Parlamento. Dal 28 dicembre ad oggi, tempo ce ne è stato per tradurre in norma di legge il Rapporto Dulbecco, invece tale Rapporto è stato tradito, anziché tradotto. La circostanza per la quale il censimento degli embrioni soprannumerari non è ancora stato fatto, non giustifica il fatto, gravissimo, di un vuoto normativo inaccettabile per i 10 milioni di concittadini che potrebbero ottenere benefici dalle nuove terapie cellulari fondate sulle cellule staminali. Fatto ancor più grave è la cancellazione, dalla discussione e dal confronto politici, del tema delle biotecnologie rosse e, con esso, dei radicali della Lista Bonino, la sola forza politica che abbia fatto, della libertà di ricerca scientifica, uno dei temi principali della propria azione politica.

Caro professor Umberto Veronesi, quale Ministro della Sanità le chiedo di aprire il dibattito politico sulla clonazione terapeutica, dibattito che, in Italia, è stato accuratamente evitato per le invasioni di campo del Vaticano ed il cinico calcolo politico di Berlusconi e Rutelli; questa apertura deve avvenire includendo nel dibattito i radicali, avendo noi una posizione e delle proposte per la libertà scientifica nettamente alternative a quelle che di fatto accomunano l’intero ceto politico dei poli italiani, restituendo così ai cittadini i diritti civili e politici del conoscere per deliberare. Quale uomo di scienza, le chiedo di non sottrarsi alla riflessione se una presenza radicale, nel prossimo Parlamento, sia garanzia di libertà e di pluralismo e, qualora concluda positivamente tale riflessione, le chiedo, come ho chiesto ai massimi rappresentanti della comunità scientifica internazionale, una dichiarazione di voto, pubblica, volta al sostegno della candidatura di Emma Bonino nel collegio senatoriale di Milano 1 e della mia candidatura, quale capolista dela Lista Bonino, nelle circoscrizioni di Emilia Romagna, Lazio 1 ed Umbria.

08 marzo 2001 – Luca Coscioni

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