Caro Gavino Sanna

Caro Gavino,

penso sia utile dirti qualcosa in più su di me. Lo farò con poche righe. Altro troverai nei tre file che, presumo, non hai ancora aperto.

La mia più grande passione, devi saperlo, è la corsa di maratona. Sì, proprio la misura aurea, secondo me, dell’atletica leggera. E, sempre per me, della vita. In quei 42 chilometri e 195 metri non c’è solo una competizione sportiva. C’è molto di più. C’è tutta una vita.

Lungo quei 42 chilometri e 195 metri si nasce e si muore, si odia e si ama, si spera e si dispera, si piange e si ride. Passo dopo passo, chilometro dopo chilometro. Fino al traguardo.

Certe volte mi domando cosa mi tenga in vita. E’ la maratona. E’ l’averla corsa che non mi fa mai chinare il capo. Sono nel fango, cado, mi rialzo e cado. Ma ogni volta che mi rimetto in piedi, per poi subito dopo ricadere, mi accorgo che il fango non mi si è attaccato addosso. Sono pulito, devo esserlo.

Ora iniettando cellule staminali nella mia spina dorsale, non tra 5 anni, al più presto, amo sperare che potrò tornare a correre la maratona. Solo con tale obiettivo avrò forse salva la vita. E con me altre decine di migliaia di persone in tutto il mondo.

Non so se accetterai di fare gli spot per noi radicali, ma se lo farai vorrei che tenessi presente che con la clonazione terapeutica sarà possibile curare 10 milioni di persone nel nostro paese. E’ questa la portata della battaglia radicale per la libertà di scienza. Nel darle corpo e voce, pensavo che il maratoneta che non può più correre la corsa di maratona mi avesse abbandonato, invece è ancora in me, è me.

Un saluto cordiale,

Luca Coscioni

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