Il ministro Sirchia e la volontà vaticana

La ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali è la più promettente. Il ministro della salute Sirchia, infatti, quando sostiene che la sperimentazione sulle cellule staminali adulte è la frontiera scientifica più avanzata, dice palesemente il falso, contraddetto come è dalle più prestigiose riviste scientifiche internazionali. Sirchia, preoccupato di mantenere buoni rapporti con le burocrazie vaticane, non tiene conto di un recente sondaggio, secondo il quale il 67 per cento degli italiani si dichiara favorevole all’utilizzo degli embrioni soprannumerari per finalità terapeutiche. Questo significa che, almeno tre cattolici su quattro, hanno dato il loro assenso a questo tipo di ricerca. La opinione pubblica ha compreso molto bene che la alternativa alla ricerca è quella di buttare nella spazzatura gli oltre ventimila embrioni congelati, e conservati nelle cliniche della fertilità. Il ministro Sirchia mostra, inoltre, di non tenere in alcun conto le raccomandazioni del rapporto Dulbecco sulle cellule staminali. Secondo la commissione Dulbecco, di cui lo stesso Sirchia ha fatto parte, gli embrioni soprannumerari dovevano, infatti, essere utilizzati per la raccolta di cellule staminali embrionali, una delle strade più promettenti per la cura di malattie degenerative, oggi incurabili, così come indicato anche dalla commissione di genetica umana del Parlamento europeo. Se il ministro Sirchia imponesse il divieto all’utilizzo di cellule staminali embrionali per finalità terapeutiche, privando i cittadini italiani del diritto alla cura più efficace, si potrebbe configurare il reato di crimine contro l’umanità.

Secondo il nostro ordinamento giuridico l’embrione non ha personalità giuridica, non è persona. La capacità giuridica, ossia la idoneità a divenire titolari di diritti e doveri, viene attribuita dal legislatore solo al momento della nascita, cioè del distacco del bimbo dal seno materno, purché vivo. Non è invece considerato soggetto il concepito. Sostenere come fa Sirchia che la scienza esige il sacrificio umano degli embrioni, assimilando tale sacrificio a quello dei prigionieri aztechi, ai quali veniva strappato il cuore, è una affermazione da integralista religioso, è scientificamente infondata, ed irrispettosa del nostro ordinamento giuridico. Le convinzioni della Chiesa cattolica in materia di inizio della vita, non sono e non possono diventare, quindi, norma di legge per tutti i cittadini italiani. Il Vaticano ha, naturalmente, il diritto di chiedere il blocco della ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma il ministro Sirchia non deve dimenticare che l’Italia è uno stato laico e pertanto la Chiesa Cattolica non può pretendere che i principi proibizionistici in materia di destinazione degli embrioni soprannumerari, siano imposti con forza di legge a tutti i cittadini italiani. Il divieto all’uso degli embrioni soprannumerari è, peraltro, imposto solo dalla Chiesa cattolica. Infatti, negli Stati Uniti, dinanzi alla commissione nazionale di bioetica, il rappresentante della chiesa ortodossa si è dichiarato favorevole alla sperimentazione sugli embrioni soprannumerari, mentre i rappresentanti delle confessioni protestanti, delle due principali tradizioni islamiche e dell’ebraismo hanno, addirittura, sottolineato il carattere doveroso della ricerca sulle cellule staminali embrionali, a fronte del beneficio terapeutico atteso.

Ribadisco ancora una volta che il Vaticano ed il ministro della salute Sirchia preferiscono gettare nella spazzatura gli oltre ventimila embrioni soprannumerari congelati, piuttosto che destinarli ad una ricerca dalla quale potrebbe dipendere la salvezza di centinaia di milioni di uomini e donne in tutto il mondo. Nel nostro paese, secondo il rapporto Dulbecco, potrebbero essere curati dieci milioni di italiani colpiti da cancro, diabete, sclerosi multipla, distrofia muscolare, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica. Noi radicali il 21, 22, 23 settembre, avvieremo in tutta Italia la raccolta delle firme sulla proposta di legge sulla clonazione terapeutica. La proposta politica radicale è quella di regolamentare la clonazione terapeutica, legalizzando, da un lato, l’utilizzazione degli embrioni soprannumerari, dall’altro, la creazione di nuovi embrioni, esclusivamente per finalità terapeutiche. Il nostro paese ha, infatti, un ritardo normativo di un anno rispetto a Stati uniti e Gran Bretagna. Il ritardo scientifico nel settore delle cellule staminali embrionali, è poi, drammaticamente assoluto. Questo significa che qualora venisse brevettata negli Stati Uniti, una tecnica cellulare per curare il morbo di Parkinson, il malato italiano sarebbe costretto ad andarsene negli Stati Uniti per potervi ricorrere. La posizione oscurantista e pre-scientifica del ministro della Sanità Sirchia, che ammette la ricerca solo sulle cellule staminali adulte, toglie letteralmente la speranza a milioni di malati italiani.

24 agosto 2001 – Luca Coscioni

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