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Il mio intervento al IV Congresso di Radicali Italiani

Cassetta audio animata
  • Data: 31 ottobre 2005
  • Luogo: Riccione - Palaterme
  • Fonte: Radio Radicale

31 ottobre 2005 – Riccione: intervento di Luca Coscioni durante la terza giornata del IV Congresso di Radicali Italiani.

Intervento di Luca Coscioni in videoconferenza dalla sua abitazione ad Orvieto durante la sessione pomeridiana e serale della terza giornata del IV Congresso dei Radicali Italiani.

INTERVENTO DI LUCA:

Cari Compagne, Compagni, Amiche, Amici. Cari tutti,
il confronto e l’incontro, politici di queste giornate congressuali sono vivi, possibili e pensanti.

In questi lunghi anni di condivisione di lotte, di azioni non violente, di politica vissuta sulla propria pelle, incontrarvi e parlarvi oggi, ha un valore forte, quanto il significato di ogni mia parola e di ogni mio silenzio. Parole e pensieri che a volte, forse troppo spesso,rimangono costipati, dentro una comunicazione, strettamente personale e privata. Il censore, insomma dei miei pensieri, è la sempre presente, sclerosi laterale amiotrofica ma per mezzo di voi, e con voi, riesco ancora ad esserci, a non autosospendermi dalla vita, perché non mi dimetto dalla vita, non mi arrendo alle conseguenze del male.
Insomma è quello che in questi anni hanno fatto i radicali, non si sono arresi alle conseguenze del male, non si sono arresi dinanzi alle accuse fatte a Marco Pannella di essere un uomo di morte, portatore di una cultura di morte.

Abbiamo resistito agli attacchi di chi, dal palcoscenico mediatico, ci ha chiamati criminali precisando che “l’eutanasia è assassinio e coloro che la sostengono criminali”, dimenticando o non conoscendo, cosa accade nella realtà del palcoscenico della vita, quella reale; di chi ci accusa di essere assassini, di macchiarci dello stesso delitto di chi pratica l’aborto, perché favorevoli alla legge 194. Legge che ha introdotto nel nostro ordinamento regole e finalità sociali e sanitarie, che ha prodotto una diminuzione dell’aborto clandestino di massa.
Non abbiamo mollato dinanzi, agli insulti di chi ci ha visti, capaci di strumentalizzare i malati e la sofferenza, di speculare sui malati e sui tossici, accusandoci di essere venditori di pseudo – verità perché sostenitori favorevoli della campagna per la libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali, perché favorevoli alla liberalizzazione, regolamentazione delle droghe.
Non abbiamo insomma, mollato dinanzi a chi ci ha sempre visti, come una minaccia contro la vita.
Ma sappiamo che è vero il contrario, noi difensori della vita , come scrisse Marco Pannella , contro “Il manganello contro la scienza, la coscienza, la democrazia, la tolleranza. Il manganello, se non peggio, contro le vite di milioni di persone contro la Vita, con la v maiuscola”.
Ecco il progetto laico, liberale, socialista, radicale della “rosa riformatrice e il pugno, che non colpisce, ma la offre, e lotta, rinnova la sua lotta antica ,offrendo appunto un fiore”, come scrive Daniele.

Un nuovo soggetto che si muova in nome della ROSA NEL PUGNO, simbolo accolto con entusiasmo dalla assemblea congressuale e condiviso nell’intervento di Boselli, per il motivante significato richiamatoci da Daniele Capezzone nella sua relazione.

Un mio pensiero semplice mi ha portato al famosissimo romanzo di Umberto Eco. “Il nome della Rosa”. E all’importanza che lo scrittore ha sempre attribuito alla ideologia dello stato laico moderno.

Una rosa, direi, che ha suscitato clamori, consensi, interesse ma anche scalpori.

Una certezza semmai ce ne fosse bisogno, verrà dunque dal grande progetto Blair , Zapatèro, Fortuna, che è quella della emancipazione della politica dalla religione che è specchio delle volontà delle gerarchie ecclesiastiche, emancipazione tanto più urgente quanto più è alto oggi il rischio, di un avanzamento di una sorta di medievalismo, politico, scientifico e culturale, nella vita di ciascuno di noi.
Oggi mi sento addosso, la responsabilità di vivere, e se la abbandonassi, abbandonerei la mia coscienza, e coloro che “pretendono”, tra virgolette,che io viva ancora in questa storia di relazione con il mondo.
La responsabilità è ineluttabile, una responsabilità intesa non come obbedienza ma come libertà, anche se non mi è chiaro in che modo possa essa, dar voce, dialogare, spiegarsi, difendersi, se non attraverso il mio esistere, di politica, di amore, di dolore, di silenzi e di speranza. Vi saluto, ho concluso.

Puoi vedere il mio intervento al congresso cliccando qui

Sul sito Radio Radicale è possibile rivedere il documento integrale del congresso

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