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Il mio ricordo per Antonio Russo

Buongiorno.
Un anno è passato, dall’assassinio di Antonio Russo. Un anno è passato, ma la verità su quell’omicidio non è stata ancora, svelata. Antonio era un giornalista radicale, anzi, come ha giustamente sottolineato, Marco Pannella, un radicale giornalista. Non ho avuto l’onore di conoscerlo personalmente, tuttavia, seguendo i suoi interventi su Radio Radicale, ho potuto apprezzare la sua grande professionalità, la sua straordinaria umanità, che ne facevano un uomo, un uomo, con la U maiuscola. Massimo Bordin, rammentando il suo primo incontro con Antonio, che si era presentato a radio radicale offrendo la propria collaborazione, ricorda queste parole, pronunciate da Antonio con un sorriso: “Sono l’unico cooperatore, forse, che non è legato né ai cattolici, né alla sinistra. Posso interessare giusto voi, che del resto, dove lo trovate un altro, così?”.

Nonostante fosse lontano dalle organizzazioni non governative cattoliche, era un credente: in Dio, nella libertà, nella democrazia, nella giustizia, e, nel dovere d’informazione. Ricordo il suo sorriso, la sua spiritualità, e il crocifisso, che portava al collo, senza usarlo come arma contundente, come simbolo di morte, ma come segno di resurrezione. Alcuni giorni fa, Emma Bonino, riferendosi alla cooperazione militare fra, Stati Uniti, Gran Bretagna, e Russia, ha parlato di una santa alleanza. Putin è prontamente salito, infatti, sul carro dei vincitori, per poter così lavare, in casa propria, i panni sporchi, della guerra in Cecenia, dove si stanno commettendo, da parte delle armate russe, crimini contro l’umanità. Anche per questo, siamo qui, difronte all’ambasciata russa, per denunciare i massacri di civili inermi, perpetrati dai militari russi. Non accettiamo, che, la giusta e necessaria repressione del terrorismo islamico, possa costituire l’alibi di Putin, per regolare i suoi conti interni con il popolo ceceno.

La morte di Antonio ci ha, profondamente, segnati. Ha colpito duramente sua madre, Beatrice. È difficile dare un senso alla morte di Antonio, così come, a quella delle seimila vittime americane. Possiamo solo sperare, e operare, affinché quelle morti, diventino occasione di libertà e di democrazia, cioè, di vita.

15 ottobre 2001 – Luca Coscioni

Eventuali errori presenti nel documento sono dovuti ad un adattamento del testo per il sintetizzatore vocale utilizzato da Luca

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