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Il non concepito? Un membro della famiglia

Ho letto con molto interesse l’articolo di Pier Luigi Fornari dal titolo: “Il concepito? Un membro della famiglia”, pubblicato dal quotidiano da Lei diretto, “L’Avvenire”, in data 24 ottobre 2001.
Olimpia Tarzia, Presidente della Commissione politiche familiari del Consiglio regionale della regione Lazio, intervistata da Fornari, ha detto di aver presentato un emendamento che prevede che anche il concepito venga considerato un membro della famiglia ai fini del calcolo del quoziente familiare.

Il quoziente familiare è un indicatore che è stato introdotto per evitare la penalizzazione delle famiglie numerose negli interventi a sostegno della famiglia previsti dalla stessa legge per la quale la Tarzia, esponente del Biancofiore, ha presentato l’emendamento.
Chiaramente, e non potrebbe essere altrimenti, gli interventi di politica sociale sono riservati alle famiglie fondate sul matrimonio, meglio, ma questo la Tarzia non può dirlo, con il rito di Santa Romana Chiesa.
Gli attacchi del Biancofiore alla legge 194 si fanno sempre più frequenti anche a livello dei Consigli regionali. Si tratta però di attacchi strumentali e infondati che non tengono minimamente conto delle norme del nostro ordinamento giuridico.

Esso vuole che la capacità giuridica, cioè la idoneità a divenire titolari di diritti e di doveri per le persone fisiche è attribuita dal legislatore per il fatto solamente della nascita. Quindi possiamo concludere che per la legge italiana il concepito non è persona e che non può essere considerato un membro della famiglia.

L’emendamento di Olimpia Tarzia deve essere respinto per il semplice fatto di andare contra legem. Il concepito non è soggetto titolare di diritti e di doveri. Questa è la ragione per la quale la legge autorizza, regolamentandola, l’interruzione volontaria di gravidanza.
Il nostro ordinamento attribuisce al concepito la capacità di succedere e quella di ricevere donazioni, subordinandole chiaramente all’evento della nascita. Tuttavia queste due capacità non costituiscono un’anticipazione in via eccezionale di una capacità giuridica sia pur limitata.
Infatti la capacità di succedere e quella di ricevere donazioni sono accordate anche ai figli di una determinata persona vivente alla morte del testatore, seppur non ancora concepiti! Il terreno della bioetica è molto scivoloso, soprattutto per chi, come la Tarzia, incarna posizioni dogmatiche ed integraliste. Il titolo più adatto per l’articolo di Pier Luigi Fornari sembrerebbe dunque essere: “Il non concepito? Un membro della famiglia”.

25 ottobre 2001 – Luca Coscioni

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