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Il mio comizio conclusivo in campagna elettorale prima del voto

Care compagne, cari compagni,
desidero ringraziare, e lo faccio a poche ore dal voto di domenica 13 maggio, Marco ed Emma, per aver compreso la mia proposta politica, antiproibizionista sulla Scienza, da me appena abbozzata al Comitato dei radicali di Chianciano, nel mese di dicembre 2000; per averle dato una forma politica compiuta ed organica; per aver restituito, a me che ero muto, la voce, a me che ero stato confinato in un campo di concentramento famigliare, la libertà, a me che ero nell’inferno dei malati, la dignità di persona e di soggetto politico. Grazie Emma, grazie Marco. Grazie per aver contribuito in modo decisivo a combattere, e, ora posso dirlo, a battere: Il perbenismo, il senso comune, il cinismo, il razzismo, che vorrebbero togliere, e quasi sempre ci riescono, alle persone che la Natura ha fatto malate, diritti e libertà fondamentali.

Nel corso di questa estenuante campagna elettorale, lo sapete, sono stato definito: un invalido strumentalizzato dai radicali, la cicciolina del 2001, un poverino strumentalizzato da Pannella, un malato portatore di un inquietante contributo. A questi campioni di libertà e di democrazia, a questi baluardi di una religione atea e di un laicismo religioso, voglio rivolgere una sola domanda: farisei ipocriti, laici assassini della libertà, come è possibile che non vi entri in quelle teste di cazzo, che il sottoscritto sta soltanto vivendo la propria vita? Che non chiede solidarietà, ma amore; che non pretende assistenza, ma libertà e responsabilità e diritti; che non vuole eleggere, ma essere eletto, essere eletto deputato, il 13 maggio 2001. Con Emma e Marco, con i miei compagni radicali, ho aperto il grande libro della libertà, e ho cominciato a sfogliarlo, partendo dal capitolo della libertà di scienza. Mi sono accorto che era vuoto. Sono passato allora agli altri capitoli: libertà di pensiero e d’informazione, libertà personale e di religione, libertà individuali ed economiche. Uno dopo l’altro, ho sfogliato tutti i rimanenti capitoli: pagine bianche, inesorabilmente bianche. Sento poi parlare Rutelli e Berlusconi, e constato che sono la stessa persona. Se padre Pio era noto per il cosiddetto fenomeno della bilocazione, Rutelli e Berlusconi si distinguono per la coincidenza, pressoché perfetta, di posizioni politiche e usi e consuetudini individuali e famigliari. Mi dicono che il libro della libertà lo scriveranno loro, dopo il 13 maggio; che i temi radicali riguardano le coscienze individuali, e che non è possibile parlarne in campagna elettorale. Più in generale, ribadiscono che è preferibile proprio non parlarne.

Ora, una volta che sarò eletto deputato, perché voglio, fortissimamente voglio esserlo, desidero che il futuro Presidente del Consiglio, e il capo, o capetto, dell’opposizione, mi spieghino, ad esempio, come possa essere considerato tema d’interesse squisitamente individuale, nel senso che tocca soltanto le coscienze individuali, quello della clonazione terapeutica. Vorrei che mi spiegassero, che spiegassero ai 10 milioni di cittadini italiani, colpiti da varie patologie, che potrebbero beneficiare delle terapie cellulari basate sulle cellule staminali, come, la materia della clonazione terapeutica, possa essere demandata alle coscienze individuali, e non regolamentata. Stati Uniti e Gran Bretagna hanno legiferato in materia di clonazione terapeutica, 10 mesi fa. In Italia invece, la schizofrenia dei due poli ha dapprima cancellato anche la clonazione terapeutica dalla discussione politica e dal confronto democratico; poi ha concluso con un divieto al solo parlarne, visto che si tratterebbe di argomenti inerenti l’etica individuale. Davvero la mia salvezza, la salvezza di milioni di persone è una questione di coscienza? Onorevole Berlusconi, Onorevole Rutelli, non sarà più una questione di business? Non sarà forse, una questione che appartiene al mercato di cure e di farmaci costosissimi, alla lobby della grandi industrie farmaceutiche? O alla grande, spesso inumana, macchina dell’assistenza? E se invece domani fosse possibile curare e salvare milioni di persone con le cellule staminali, a costi nemmeno paragonabili a quelli attuali, chi verrebbe penalizzato? Il malato, i suoi famigliari o i baroni del mercato farmaceutico e degli interventi assistenziali?
Nel caso non aveste sottomano i dati del costo sociale annuo della sclerosi laterale amiotrofica, per prendere in esame solo quello di questa particolare malattia, che è molto rara rispetto a malattie come il diabete, il morbo di Parkinson o l’Alzheimer, niente paura, ve li illustro io. Considerando unicamente la spesa per le pensioni di invalidità civile e le indennità di accompagnamento, il costo ammonta a 8 miliardi di lire. Se a questi 8 miliardi sommiamo il costo monetario della perdita di produttività ed il mancato versamento degli oneri previdenziali, si raggiunge facilmente un costo sociale annuo di 28 miliardi di lire. È chiaro che nel mio computo del costo sociale annuo di una malattia come la sclerosi laterale amiotrofica restano fuori voci di costo fondamentali: i ricoveri, gli accertamenti diagnostici, gli ausili ortopedici, la terapia domiciliare della riabilitazione, l’assistenza medica ed infermieristica domiciliari, la ventilazione domiciliare nei casi di insufficienza respiratoria, l’alimentazione tramite sondino, sempre nei casi di insufficienza respiratoria. Non penso di essere lontano dal vero nell’affermare che il costo sociale annuo di questa patologia, che colpisce solo 6600 persone, possa ragionevolmente ammontare a 56 miliardi di lire. Dico ragionevolmente perché nel Paese del Grande Fratello, se è nota la durata media di un incontro intimo di Pietro Taricone con Cristina, cioè 30 secondi, non è invece lecito sapere il costo medio annuo di un paziente con sclerosi laterale amiotrofica.
Per fare fronte a questi 56 miliardi annui ci sono tre strade. Le traccerò molto rozzamente.

La prima, è ricorrere al debito pubblico, dilatandolo ulteriormente. Tanto direbbero alcuni: sono solamente 56 miliardi. La seconda, è creare nuovi posti di lavoro in modo tale che con i contributi previdenziali dei nuovi assunti si copra questa voce di costo. Piccolo particolare. Occorrerebbe aumentare i posti di lavoro di 56000 unità. La terza, è trovare una terapia efficace per la cura della sclerosi laterale amiotrofica.
È qui che entrano in gioco le cellule staminali. Ma cosa sono queste cellule di cui molto si parla all’estero e poco in Italia, soprattutto in ambito politico? Sono cellule ancora indifferenziate, caratteristiche degli embrioni, ma presenti in quantità limitata anche negli organi adulti. Per ragioni non ancora note, le cellule staminali, una volta inserite nel sistema nervoso, sono irresistibilmente attratte dai punti, come le aree di lesioni o di degenerazione, aree nelle quali c’è più bisogno di loro. Una volta arrivate a destinazione, tali cellule indifferenziate si trasformano in neuroni in grado di sostituire o riparare quelli distrutti o danneggiati.

Ora, se la clonazione terapeutica servisse per curare solamente la sclerosi laterale amiotrofica e far risparmiare soltanto 56 miliardi all’anno allo Stato italiano, si potrebbe anche sostenere che tale strada non sia economicamente conveniente. Ma, con la clonazione terapeutica sarà possibile curare, nel nostro paese, 10 milioni di persone. È quindi chiaro che l’introduzione, in Italia, della clonazione terapeutica determinerebbe, nel medio-lungo periodo, un abbattimento della spesa sanitaria, previdenziale e socio-assistenziale, considerevole. Per semplificare l’esposizione, ho di preso in esame soltanto il costo sociale delle malattie neurologiche, quali la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla, il morbo di Alzheimer, quello di Parkinson, le malattie cerebro-vascolari. Si tratta di malattie che colpiscono il 14 per cento circa della popolazione italiana e che incidono per un buon 20 per cento sulla spesa sanitaria complessiva. Nel 1999, la spesa sanitaria totale è stata pari a 154000 miliardi. Quindi, le malattie neurologiche hanno inciso sul bilancio dello Stato per 31000 miliardi circa. Se a tale voce di costo sommiamo la spesa per pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento e perdita della capacità lavorativa, stimabili in 18000 miliardi di lire, raggiungiamo la considerevole cifra di 51000 miliardi per il 1999. A fronte di tale spesa, l’investimento pubblico per la ricerca scientifica stanziato in questo settore è stato di 50 miliardi, pari allo 0,002 per cento del prodotto interno lordo. Ripeto: pari allo 0,002 per cento del prodotto interno lordo. Insomma, per farla breve, la miopia dei governi che si sono succeduti dall’inizio della nostra storia repubblicana ad oggi, anche per quanto riguarda le risorse destinate alla ricerca scientifica, potrebbe condurre sull’orlo di un baratro il nostro sistema sanitario, previdenziale e socio-assistenziale.

In Italia una legge sulla clonazione terapeutica, che regolamenti la produzione e l’impiego delle cellule staminali, non c’è. E, a quanto ci dicono i leader dei due poli, mai ci sarà. Infatti la fonte più immediata, certa, per l’approvvigionamento di tale fondamentale materiale biologico è rappresentata dagli embrioni sovrannumerari. Vorrei far notare che, se la via italiana alla clonazione, prospettata dal Ministro Veronesi, è ancora un libro dei sogni, la presunta scoperta della cosiddetta retro-differenziazione, un procedimento semplice per ottenere staminali da cellule adulte che non porrebbe dilemmi etici, non può e non deve far desistere gli scienziati dal proseguire le ricerche sugli embrioni soprannumerari.
Sottolineo che, se una quantificazione dei costi sociali, scaturenti da un eventuale divieto, in Italia, della clonazione terapeutica, è possibile, per quanto riguarda invece i costi individuali, il fatto che io, e altri milioni di persone, mi possa alzare dalla sedia a rotelle e parlare con la mia voce, non ha, letteralmente, prezzo, per la semplice circostanza che, sul mercato della salute, non c’è ancora un bene o un servizio con quelle caratteristiche. Domenica sera sono stato ricoverato d’urgenza all’ospedale di Viterbo. Nel tragitto che l’ambulanza ha percorso da Vetralla verso Viterbo, ho pensato a Maria Antonietta, mia moglie, ai miei cari, ad Emma e a Marco, ai miei compagni. Ho pensato alla mia vita, che sembrava sfuggirmi, che sembrava svanire proprio ora che le avevo dato un senso, nonostante la malattia, attraverso la malattia. Ho compreso, solo allora, il significato della parola Satyagraha. Ho compreso che la vita, senza libertà, è morte. Ho capito che mai, come ora, sono stato libero e che è per la libertà che noi radicali stiamo combattendo. Di nuovo, per due giorni, mi sono ritrovato, mio malgrado, in uno dei molti, troppi, odiosi, campi di concentramento passivi, questa volta ospedaliero. La mattina del martedì, sono stato portato, deportato, dalla squallida stanza a due letti e priva di un bagno, a fare una radiografia al torace, dal reparto di neurologia, al servizio di radiologia. Spingeva il mio letto un imbecille di portantino, specializzato nell’urtare tutto ciò che incontrava nel suo rozzo incedere. Davanti a me, sei anziani, ai quali, un altro portantino dava del tu, il tu sprezzante della presa per il culo, mi precedevano, deportati, manipolo di donne e di uomini, in pigiami che avevano cessato di essere tali, per divenire divise prive di colori. Cercavo il loro sguardo, i loro occhi, ma non li trovavo, persi come erano nel vuoto.

Lo Stato sociale italiano si mostrava finalmente in tutta la sua efficienza e premurosità verso i suoi assistiti, noi cittadini malati. In quel momento di rabbia e di impotenza, ripensavo alla crisi di domenica sera, al mio Satyagraha, all’amore per la verità, strumento gandhiano, e radicale, che non mi apparteneva, e che avevo fatto mio. La mia proposta politica, la battaglia radicale per la libertà della ricerca scientifica, aveva spalancato le porte ai temi della vita e della morte, della malattia e della guarigione, della normalità e della diversità, temi radicali, ma temi che riguardano anche tutti i cittadini italiani. Mancano poche ore al voto. Ore decisive per stabilire se, questi temi, e con essi i radicali, potranno entrare in Parlamento. Il grande libro della libertà è stato aperto. A questo punto, è necessario scriverlo. Perché ciò sia possibile, 4 persone su 100, occorre che votino la lista Emma Bonino, che segnino il nostro simbolo nella scheda grigia, quella del proporzionale. E a questo punto, cari amici e amiche, consentitemi di concludere riprendendo un pensiero di Enzo Tortora, Presidente del Partito Radicale, che nel 1986, nel pieno della campagna a difesa dei referendum sulla responsabilità civile dei giudici, disse così: “A quanti mi chiedono come sto, rispondo: “dipende da voi”. Guardo questo paese, o meglio, ciò che resta di questo paese, con la convinzione profondissima che le grandi battaglie radicali possono essere la sua sola medicina”. Come starò dunque, dipende da voi. Perché significa come staremo, come vivremo. Appuntamento ai seggi domenica mattina allora. Grazie, e buon voto.

11 maggio 2001 – Luca Coscioni

Eventuali errori presenti nel documento sono dovuti ad un adattamento del testo per il sintetizzatore vocale utilizzato da Luca

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